Immagine

A’ tiana

La ricetta di oggi la prendo un po’ per le lunghe, perché è una produzione tipica delle mie parti. Ogni paesello ha la sua versione originale, in particolare al mio, si prepara con patate bollite e peperoni sott’aceto (ovviamente per chi le possedeva), un pezzetto di fegato di maiale a persona e magro di maiale che veniva tagliato molto accuratamente: tutto il resto doveva essere trasformato in salsicce, prosciutti, guanciali e altro ancora, per essere conservato un anno intero. Mia madre, che ha sempre modificato le ricette tradizionali, ha unito l’uso di friggere le patate del paese di mio padre con quello di mettete i peperoni sott’aceto e alla fine abbiamo una nostra versione personale 🙂
Un nome più conosciuto di questo piatto è “padellaccia sannita”, ma solitamente prende il nome dalla pentola dove viene cotta: può essere di alluminio o di terracotta e solitamente veniva utilizzato il lardo del maiale (la sugna), la quale veniva recuperata poi con delle grosse fette di pane e mangiata. La pentola veniva messa poi a tavola e tutta la famiglia mangiava insieme.

tiana-di-maiale-peperoni-patate-2

La ricetta di oggi è senza misure, perché si preparava con quel che si riusciva a recuperare, ed è ancora oggi così.

Inoltre è una ricetta ottima per festeggiare il carnevale, poiché dopo si aspettava che le salsicce seccassero per bene, quindi questo era uno degli ultimi piatti di carne che veniva consumato.

Ingredienti:

  • carne magra di maiale
  • carne grassa di maiale
  • patate fritte
  • peperoni sott’aceto
  • pezzetti di lardo
  • pezzetti di fegato
  • olio evo
  • cipolla

Tempo di preparazione: 10 minuti

Tempo di cottura: 1 ora e mezza

Preparazione:

In una pentola di terracotta o una molto capiente di uso quotidiano, versare olio generosamente e poi unire i pezzetti di lardo tagliati piccolissimi e lasciar soffriggere insieme fino a quando il lardo non sarà diventato trasparente. Unire anche la cipolla tritata finemente. A questo punto unire la carne di maiale tagliata a pezzi grossolani e lasciar cuocere lentamente, girando di tanto in tanto. Se si dovesse ritirare troppo il grasso, potete aggiungere un po’ di acqua. Quando la carne è quasi cotta, unire dei pezzetti di peperoni sott’aceto, che devono essere messi precedentemente nell’acqua e mescolare per farli amalgamare. Si può unire l’alloro e anche il peperocino calabrese fresco. Da noi si utilizza un tipo di peperone, il peperono topepo rosso (papacell’), che viene utilizzato sia in cucina che per creare “l’oro rosso”, ovvero la polvere di peperoncino, mischiando tra loro vari tipi di peperoni e peperoncini. La ricetta è un segreto di ogni famiglia! Unire il fegato a pezzi, ci metterà pochissimo a cuocere, quindi state attenti.

Una volta che sarà cotto anche questo, unire le patate fritte, mescolare un’ultima volta e servire caldo. Potete servirlo sia in una grossa pentola a tavola, oppure in dei piccoli “tianielli”, ovvero i comuni tegamini in terracotta dove solitamente si prepara la pasta al forno.

A piacere potete aggiungere anche dell’alloro.

E dopo tutte queste “foto artistiche”, com’è il dentro? Ecco dalla mia prospettiva cosa si vedeva di questo meraviglioso piatto della tradizione 😀

tiana (18)

SEGUITECI SU FACEBOOK!
SEGUITECI SU GOOGLE+!
SEGUITECI SU TWITTER!

Annunci

33 pensieri su “A’ tiana

      1. Molto simile, forse non c’era il fegato… e le patate venivano fritte insieme ai peperoni. Piatto che veniva preparato quando le famiglie contadine macellavano il maiale per fare scorta per tutto l’anno di insaccati. Si, come hai detto, uno degli ultimi piatti a base di carne prima della quaresima.

  1. Da noi la tiana si chiama “diana”. 😀 Adoro semplicemente queste differenze linguistiche. Trattasi poi di un piatto stupendo. Servito in quella ciotolina bellissima e stra-ricco di sapore. Essendoci di mezzo il maiale e la tradizione contadina non potevamo certo aspettarci carotine bollite e petto di pollo alla piastra, no? 😀

      1. Gli ingredienti sono molto simili, fatta eccezione per il fegato che di solito si cuoce a parte (una padellata di quelle epiche), il giorno stesso in cui si uccide il maiale. Ora con la nuova legge e il controllo più da presso da parte delle USL veterinarie (fegato e polmoni vanno mostrati agli “esperti”, per avere la conferma che l’animale non sia malato e quindi adatto alla macellazione), la tradizione si è un po’ persa. Per star appresso agli uffici insomma, aperti appena una volta alla settimana. 😦

        1. Da noi ogni fattoria che produce carne di maiale ha un veterinario che segue i maiali dalla nascita fino alla macellazione perché l’economia si basa sulle salsicce e sul peperoncino di cui parlo nell’articolo… Altro non riescono proprio a valorizzarlo, quindi si tengono stretto quel che possono! Quindi il fegato (gnam gnam ) ce lo possiamo mangiare *-*

          1. Ho capito! Da noi in teoria anche sarebbe così (per quanto non ci siano aziende di allevamento suino su larga scala, parliamo più che altro di un maiale o due a famiglia), ma i veterinari sono piuttosto lavativi. Alla fine, la Regione (al rogo!) ha messo la bolletta con l’esame per il controllo della trichinella per ricavarci un introito. Gliene frega assai se mangiamo fegato contaminato, guarda. >____>

Lascia un commento! :)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...